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29/10/2016, 11:48

‘Sise delle monache’ il dolce fiore all’occhiello di Guardiagrele (Ch)

Guardiagrele è la patria delle ‘sise delle monache’ (o dei ‘tre monti’) un dolce unico. Pare che non ci sia nessun segreto nella ricetta: uova, zucchero, farina 00, vaniglia, cannella, una minima parte di rhum e maraschino nella crema.  Ma ciò che fa la differenza, pur risultando semplice la ricetta, è il procedimento di lavorazione che richiede maestria ed esperienza e  che solo i due pasticcieri della città abruzzese conoscono. Le 'sise delle monache' sono inserite nell’elenco dei prodotti tipici del ministero delle Politiche agricole e forestali,  nell’Atlante dei prodotti tipici del Parco nazionale della Maiella e hanno anche la chiocciolina dello Slow Food che premia i prodotti di eccellenza. E’ un  soffice pan di spagna, farcito con delicata crema pasticcera, ha tre protuberanze, spolverate di zucchero a velo.

Creatore di questo dolce-simbolo, pare sia stato Giuseppe Palmerio tra il 1884 e il 1886. Mandato dal padre a Napoli ad apprendere l’arte pasticcera o a perfezionarla, tornò a casa realizzando questa sorta di brioche ispirata alla “zizza d’a regina“, pasta fresca a una sola coppa. Come sostiene il professore Mario Palmerio  che su questa prelibatezza tutta guardiese ha realizzato un libro, sulla denominazione di ‘sise delle monache ‘ci sono tre versioni: la prima , quella dei ‘tre monti’ si riferisce alle tre vette della Majella, Murelle, Acquaviva e Focalone che proteggono la cittadina; la seconda vuole che le monache per perdere la vistosità del proprio corpo ed assumere una fisionomia più spirituale, inserivano un involto di stoffa tra i due seni in modo che la fascia che li copriva rendesse una superficie piatta, senza prominenze. Di qui, per la fantasia laica, l’esistenza di tre seni. La terza versione considera questo dolce una fusione tra la ‘zizza d’a regina’ ed un pane rituale, in onore di Sant’Agata, prodotto dalle Clarisse  che gradualmente si è trasformato in un pane dolce. L’intervento del pasticciere Giuseppe Palmiero ha fatto il resto.

Le ‘sise delle monache’, un dolce  che omaggia lo sguardo esplorandone le curve, le punte aguzze, il candore dello zucchero a velo; il gusto  con un’esplosione di sofficità e fragranza e che si lascia imbiancare dallo zucchero a velo…ritornando, così, bambini.



 

 

Franca Nocera