Sei in: News » Informazione e Attualità » Pasqua, tra etimologia e spiritualità
30/03/2018, 14:16

Pasqua, tra etimologia e spiritualità

Per comprendere il significato letterale della Pasqua, dobbiamo scoprirne le radici. La parola Pasqua deriva dall’aramaico ‘pasha’ che ritroviamo nel termine ‘pascha’ della tradizione greca e latina e nella versione ebraica ‘pesah’. Ci sono essenzialmente due scuole diverse riguardo il significato letterale della Pasqua, esaminiamole insieme:

Pasqua significa ‘passare oltre’. Questo è il significato che avrete certamente sentito attribuire alla Pasqua con maggior frequenza. L’idea del passaggio rimanderebbe, per la tradizione ebraica, all’attraversamento del deserto per giungere alla Terra Promessa, mentre nella tradizione cristiana, il riferimento sarebbe alla Resurrezione del Cristo.

Pasqua significa ‘passione’. Questo secondo significato si basa sull’idea che il termine derivi dal verbo greco paschein che vuol dire ‘soffrire’. Quindi  al centro del significato letterale della parola c’è la Passione di Cristo e il simbolo dell’agnello.  

L’agnello fa parte dell’origine di questa festività. In particolare si fa riferimento a quando Dio annunciò al popolo di Israele che lo avrebbe liberato dalla schiavitù in Egitto dicendo: ‘In questa notte passerò attraverso l’Egitto e colpirò a morte ogni primogenito egiziano, sia fra le genti che fra il bestiame’. Ordinando, così, al popolo d’Israele di marcare le loro porte con del sangue d’agnello in modo che lui fosse in grado di riconoscere chi colpire col suo castigo e chi no.  Inoltre, in passato, esisteva un comandamento riguardo la Pasqua ebraica che invitava ad offrire l’agnello il giorno 14 del mese ebraico di Nisan e di consumare quella stessa notte il sacrificio di Pesach.

Il  vero significato della Pasqua è  quello legato al concetto di rinascita spirituale. E’ la festa in cui la fede del credente si rinnova e chi non è credente sente, o dovrebbe sentire, il desiderio di conversione. La figura intorno a cui tutto ruota è il Cristo e la sua esperienza di morte e resurrezione. Per i credenti è bene specificarlo, la Resurrezione non è metaforica, ma fisica: Cristo è davvero tornato dal mondo dei morti con il suo corpo  e la  rinascita, così come la si vive a Pasqua, non può che arrivare dopo un periodo penitenziale, la Quaresima. I 40 giorni che precedono la domenica di Pasqua sono, infatti,  un momento di riflessione, di fioretti e di astinenza per prepararsi ad accogliere il miracolo della Resurrezione.

Perché la Quaresima dura 40 giorni?

Il numero ha profonde radici bibliche. Ogni anno il rito romano della Chiesa cattolica celebra 40 giorni di preghiera e digiuno prima della grande celebrazione della Pasqua. Questo numero è assai simbolico. Il primo riferimento si trova nel libro della Genesi. Dio dice a Noè: ‘Tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto’ (Genesi 7,4) Questo evento collega il numero 40 alla purificazione e al rinnovamento, un momento in cui la terra viene ripulita e resa nuova.

Riconoscere la nostra condizione di peccato

Nel libro dei Numeri troviamo ancora il numero 40, questa volta come tipo di penitenza e punizione imposta al popolo di Israele per aver disobbedito a Dio. Il popolo ha dovuto errare nel deserto per 40 anni  affinchè una nuova generazione potesse ereditare la Terra Promessa al posto di quanti non avevano avuto fiducia nel progetto che Dio aveva per loro.

Pentimento e conversione del cuore

Nel libro di Giona si legge che Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: ‘ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta’. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo’ (Giona 3,4-5). Il numero 40 viene ancora una volta collegato al rinnovamento spirituale e alla conversione del cuore.

Un periodo di preghiera e preparazione.

Il profeta Elia, prima di incontrare Dio sul monte Oreb, viaggiò per quaranta giorni: ‘Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli dal cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb’. Questo collega il numero 40 ad un periodo di preparazione spirituale, in cui l’anima viene condotta in un luogo in cui può ascoltare la voce di Dio.

Intraprendere una battaglia spirituale

Prima di iniziare il suo ministero pubblico, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.  Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame’ (Matteo 4, 1-2). In continuità con il passato, Gesù prega e digiuna per 40 giorni, combattendo la tentazione e preparandosi a proclamare il Vangelo.

Tutti questi episodi evangelici rivelano ragioni diverse per le quali il numero 40 è stato scelto per il periodo quaresimale e insieme ci offrono una guida spirituale per la Quaresima, invitandoci ad aprire il cuore a Dio.

 

 

 

 

Annamaria Lucenti