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06/12/2017, 12:47

Ben seicentomila presenze al Black Friday della tavola tenutosi a Napoli

Un plauso all'Abruzzo e alla Campania

In Abruzzo sono 148 le specialità alimentari tradizionali presenti sul territorio regionale nel 2017: è quanto emerge dal nuovo censimento delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, presentato dalla Coldiretti all’apertura del Villaggio contadino sul lungomare Caracciolo a Napoli per lo storico appuntamento dell’anno internazionale del cibo italiano nel mondo proclamato nel 2018. Oltre diecimila gli agricoltori presenti tra cui centinaia di abruzzesi nel primo Black Friday della tavola per far conoscere e salvare i tesori nascosti del Made in Italy. Ai raggi X tutti i diversi tipi di pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci e liquori tradizionali che compongono i 5.047 cibi del patrimonio enogastronomico nazionale (di cui appunto 148 abruzzesi), classificati per regione e tipologia, con gli esempi piu’ curiosi, piu’ rari, piu’ antichi, piu’ ricchi di proprietà salutistiche nella piu’ ampia esposizione della variegata offerta territoriale mai realizzata prima.

Per quanto riguarda le varie categorie si tratta – spiega la Coldiretti - di 1.521 diversi tipi di pane, pasta e biscotti (di cui 49 abruzzesi), seguiti da 1.424 verdure fresche e lavorate (30 in Abruzzo), 791 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere (25 in Abruzzo), 497 formaggi (14 in Abruzzo), 253 piatti composti o prodotti della gastronomia di cui 17 abruzzesi, 147 bevande tra analcoliche, birra, liquori e distillati di cui 7 in Abruzzo, 167 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.) e 159 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei, rispettivamente 3 e 1 nella nostra regione.

Particolarmente ricca, curiosa e colorata la lista delle specialità abruzzesi. Tra le cinquemila tipicità italiane: si va dalle diverse versioni di pecorino (d’Abruzzo, di Atri e di Farindola) alla salsiccia nelle varianti Aquila, di fegato e di maiale sottolio; dalle mandorle di Navelli alle olive Intosso passando per l’aglio rosso di Sulmona all’amaro di Genziana e alle ciliegie di Raiano e Giuliano Teatino. Ma nel lungo elenco di specialità ci sono anche tre tipi di patata (Turchesa, di montagna del medio sangro e degli Altipiani d’Abruzzo), il peperone secco piccante e il peperone rosso di Altino, la “scapece” e una lunga serie di “pizze”: pizza con le sfrigole, pizza di crema e ricotta, pizza di Pasqua, pizza rustica dolce, pizza scima e pizza dolce tradizionale. E poi la mortadella di Campotosto, meglio nota per la sua forma come “coglioni di mulo”, che  è stata al centro delle specialità delle aree terremotate nell’area riservata alle aziende delle regione del sisma in cui hanno esposto anche aziende provenienti dall’Abruzzo.

“Nelle 148 specialità abruzzesi – dice Coldiretti Abruzzo – c’è un tripudio di colori e sapori che hanno una storia, una cultura ed una tradizione che è rimasta viva nel tempo e che vanno difese dalle spinte all’omologazione dell’offerta alimentare. Si tratta di una vastissima gamma di prodotti espressione di un territorio meraviglioso a vantaggio dei consumatori e resa possibile grazie al lavoro degli agricoltori che li hanno salvati finora dall’estinzione. Eccellenze che spesso è possibile inoltre trovare nella rete di vendita diretta dei mercati di Campagna Amica”.

Tra le specialità nazionali, invece, troviamo in Campania (prima regione in Italia per numero di “bandiere del gusto” seguita da Toscana e Lazio) la colatura di alici di Cetara, un liquido dal sapore intenso, frutto della sapiente stagionatura e pressatura delle alici salate, mentre in Toscana sono molto conosciuti gli stinchi di morto, biscotti rustici salati tipici del Grossetano e del Senese di colore giallo senape, chiamato anche anacini in quanto profumato dai semi di anice. Nel Lazio – segnala la Coldiretti - viene seminato da tempo immemorabile il fagiolo del purgatorio di Gradoli che rappresenta il piatto fondamentale del mercoledì delle ceneri, denominato “pranzo del purgatorio”, mentre in Emilia-Romagna si apprezza il savòr, una marmellata di mosto d'uva (Saba) con aggiunta di frutta. Il Veneto – informa la Coldiretti - va fiero della polenta di montagna che si ottiene dalla farina di mais sponcio, sulla quale i Piemontesi metterebbero il brus, un prodotto della lavorazione di robiole ben stagionate, ideali se di latte di capra. In Liguria – prosegue la Coldiretti - vanno fieri delle olive taggiasche, piccole, carnose, scure, grinzose e saporitissime, mentre i Pugliesi sono ghiotti di cardoncelli¸ antico e gustoso vanto della tradizione agroalimentare delle Murge. In Calabria, avvicinandosi il Natale, si prepara la pitta ‘mpigliata (o pitta ‘nchiusa) che si presenta come roselline in pasta sfoglia al vino bianco, mentre in Lombardia non si suona ma si degusta il violino di capra, salume della Val Chiavenna realizzato con la coscia e la spalla della capra. Sicilia e Sardegna – ricorda la Coldiretti - apprezzano, rispettivamente “sa” pompia (un frutto endemico sardo simile al limone che cresce solo nella zona della Baronia) e lo squartucciato, dolce molto decorato e ripieno di fichi protagonista della Festa di San Giuseppe a Poggioreale), mentre i Friulani vanno fieri della porcaloca, un’oca intera disossata farcita con filetto di maiale, cucita a mano, legata cotta e affumicata. In Molise non si può rinunciare alle sagnetelle, fettuccine di farina di grano duro larghe e lunghe quanto due dita riunite della mano, mentre nelle Marche è tipico della tradizione contadina della zona di Jesi la lonza di fico, un dolce a base di fichi essiccati impastati con noci, mandorle tritate e mistrà, infine avvolto in foglie di fico. Il comune abruzzese di Campotosto – fa sapere la Coldiretti - è famoso per la sua mortadella, meglio nota, per la sua forma, come coglioni di mulo, così come quello lucano di Episcopia per le rsskatiedde cca muddiche, una pasta preparata con la mollica di pane. Viene dal Trentino la luganega, la salsiccia che rappresenta un emblema della gastronomia provinciale, mentre giunge dalla Valle Aurina dell’Alto Adige il graukase, deto “formaggio grigio”, probabilmente il formaggio più magro che esista con il 2% di grassi e 150 calorie per etto. Infine, l’Umbria – conclude la Coldiretti - è orgogliosa della fagiolina del Trasimeno, varietà rara e particolare di legume conosciuto fin dal tempo degli Etruschi, mentre la piccola Val d’Aosta, tra i suoi 32 prodotti tradizionali, annovera l’olio di noci, condimento prezioso e di alta qualità per carne, pesce, verdure e formaggi.

“Si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che il nostro Paese può oggi offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri” ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo riferendosi al paniere italiano e ricordando che “il primato nei prodotti tradizionali si aggiunge a quello dei prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti dall’Unione europea, che hanno raggiunto quota 292, e ai 523 vini italiani Docg, Doc e Igt”.

redazione