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28/09/2017, 15:41

Per la tutela del Made in Italy, il rinvio dell’entrata in vigore del trattato CETA è una prima vittoria.

"Il rinvio è una prima vittoria che incassano Comuni, provincie, Regioni e Consorzio di tutela per il bene del nostro Paese e della sua economia". Lo dice Coldiretti Abruzzo in riferimento alla scelta doverosa di far slittare in Senato la ratifica del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) sotto il pressing di un'inedita ed importante alleanza tra diverse organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch.

"ll rinvio – commenta Coldiretti Abruzzo - è il primo risultato di una rivolta popolare contro un accordo sbagliato e pericoloso per l'Italia che ci ha visti protagonisti su tutto il territorio nazionale dove hanno già espresso contrarietà 14 regioni, 1973 comuni e 69 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine – continua Coldiretti  – in questa grande mobilitazione anche l'Abruzzo ha fatto la sua parte importante con il sostegno della Regione e delle 4 Provincie oltre che di ben 138 Comuni che hanno già deliberato ufficialmente contro il CETA".

Per la prima volta nella storia, l'Unione Europea legittima - denuncia la Coldiretti - in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy piu' prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma - sottolinea la Coldiretti - è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il Ceta – denuncia la Coldiretti – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale, i dazi  per l'importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E pesa anche - conclude la Coldiretti - l'impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia.

redazione