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03/05/2013, 12:19

Cocullo (Aq) e i suoi serpenti

Il rito maggese (FOTO)

” E’ frate del vento, poco parla, ha branca di nibbio, vista lunga, piccol segno gli basta…” così Gabriele d’Annunzio descriveva il serparo, il contadino abruzzese che alla vigilia della festa di San Domenico batteva le campagne alla ricerca di serpi con le quali ornare, secondo un rito antichissimo,  la statua del santo.Rito che si ripete ogni anno, il primo giovedì di maggio, a Cocullo paese in provincia dell’Aquila.

Cocullo (Aq), meno di trecento abitanti, è arroccato sulle montagne che guardano le Gole del Sagittario. Qui ogni anno in occasione della festa del santo patrono si svolge il rito dei serpari, un rito antichissimo che affonda le sue radici nel paganesimo e nel culto della dea Angizia che aveva il compito di proteggere dal morso dei serpenti.
Il culto pagano è stato sostituito da quello cristiano e la dea Angizia da San Domenico che concluse la sua esistenza proprio a Cocullo; nel corso della processione che attraversa le strette vie del paese la statua del santo viene avvolta da decine di serpi.
La festa che richiama un gran numero di turisti da ogni parte d’Italia inizia la mattina presto con lo scoppio di alcuni mortaretti cui fa seguito la Santa Messa.
Terminata la messa fanno la loro comparsa nella piazza i serpari che portano avvolti attorno al collo e sulle braccia le serpi che hanno catturato nelle settimane precedenti. Si tratta di innocui cervoni, biacchi e bisce dal collare che passano di mano in mano e avvolgono, come stole, i colli dei turisti che per niente impressionati si fanno fotografare da parenti e amici.

Intorno alle dieci del mattino giungono nella piazza uomini e donne nei caratteristici costumi abruzzesi con ceste contenenti i “ciambelli”, tipici dolci locali.
A mezzogiorno ha inizio la processione con la statua lignea del santo che avvolta da un groviglio di serpi dopo aver attraversato le vie del paese, torna nella chiesa a lui dedicata. Qui negli anni passati si svolgeva anche un altro culto perché San Domenico oltre che proteggere dal morso dei serpenti protegge anche dal mal di denti; quando la chiesa era agibile i fedeli, a turno, suonavano una campanella tirando la lunga catena con i denti: in questo modo si scongiurava il male.
In realtà la festa non termina con il rito della processione perché i serpenti che per tutta la giornata hanno movimentato la piazza devono essere rimessi in liberta. E così nella giornata successiva i serpari tornano in montagna per liberare le serpi nello stesso punto in cui sono state catturate. E’ convinzione dei serpari che alcuni rettili siano stati catturati più volte e abbiano partecipato quindi ripetutamente alla festa di San Domenico.
La serpe, catturata e poi liberata, è la vera protagonista di questa festa: centinaia di persone raggiungono Cocullo all’alba e aspettano pazientemente parecchie ore solo per poter toccare e carezzare questi rettili che a dispetto della fama sono invece del tutto innocui.
E’ stupefacente vedere uomini, donne e bambini avvolgersi con noncuranza i grossi cervoni dal ventre giallo attorno al collo e alle braccia; i serpenti per nulla intimoriti cercano a volte di sottrarsi all’invadenza di queste mani, si infilano nelle maniche o scivolano lungo il collo fino a quando il serparo li riprende e li avvolge al collo del nuovo venuto.

Animale ripugnante, freddo, viscido e simbolo del male secondo l’immaginario collettivo: in realtà si tratta di una creatura timorosa e dai modi garbati. La leggenda li vuole mordaci, aggressivi e capaci, in alcuni casi, di sferzare le gambe di uomini e bestie: niente di più falso e la festa dei serpari ce lo dimostra in tutta la sua bellezza e originalità.
Quando cala la sera un intenso profumo di carne cotta alla brace e di formaggi stagionati aleggia alla periferia del paese dove decine di venditori deliziano con i loro prodotti i turisti, stanchi per una giornata di intense emozioni.
Mentre la festa sta per terminare le serpi tornano nel tepore dei loro sacchi attendendo il momento in cui il serparo li rimetterà in libertà.

 

Cucullo and rite of serpents


"And 'Brother Wind, speaks little, has branch kite, long view, the sign piccol enough ..." Gabriele d'Annunzio described the so serparo, the peasant from Abruzzi that on the eve of the feast of St. Dominic fought campaigns in search of snakes with which they adorn, according to an ancient rite, the statue of santo.Rito that happens every year on the first Thursday in May, Cocullo town in the province of Aquila.

Cocullo (Aq), less than three hundred inhabitants, is perched on the mountains overlooking the gorges of Sagittarius. Every year on the feast of the patron saint is carried out the ritual of snake-charmers, an ancient ritual that has its roots in paganism and worship of the goddess Angizia whose job was to protect from snake bites.
The pagan worship was replaced by the Christian and the goddess Angizia from San Domenico that ended his own life in Cocullo; during the procession through the narrow streets of the town's statue of the saint is surrounded by dozens of snakes.
The festival attracts a large number of tourists from all over Italy began in the early morning with the outbreak of some firecrackers followed by Mass.
After Mass they make their appearance in the square bearing the serpents wrapped around her neck and arms snakes that have captured in recent weeks. It is harmless Cervoni, biacchi and snakes from the collar that pass from hand to hand and wrap like ribs, the necks of tourists who are photographed at all impressed by relatives and friends.

About ten o'clock in the morning arriving in the square men and women in traditional costumes from Abruzzo with baskets containing "Ciambelli", typical local sweets.
At noon, the procession begins with the wooden statue of the saint surrounded by a tangle of snakes after crossing the streets, back in the church dedicated to him. Here in the past year unfolded another cult because St. Dominic as well as protect from snake bites also protects from toothache, when the church was accessible the faithful take turns pulling the bell rang a long chain with his teeth in This is conjured evil.
In reality, the party does not end with the ritual of the procession as it snakes throughout the day they moved the square must be restored to freedom. So the next day the serpents back in the mountains to free the snakes in the same spot where they were captured. And 'belief that some of the serpents reptiles have been caught several times and then repeatedly participated in the feast of St. Dominic.
The snake, caught and then released, is the real star of this celebration, hundreds of people reach Cocullo dawn and waiting patiently for several hours just to touch and caress these reptiles in spite of fame are entirely harmless.
It 'amazing to see men, women and children wrapped nonchalantly Cervoni big-bellied yellow around the neck and arms; snakes not at all shy at times trying to escape the intrusion of these hands, put on the sleeves or slide along the neck until the serparo films them and wraps them around his neck of the newcomer.

Animal filthy, cold, clammy and symbol of evil according to the collective imagination: in reality it is a timid creature, and polite manners. The legend wants them biting, aggressive and capable, in some cases, for tapping the legs of men and beasts: they were in error and the feast of the snake-charmers proves it in all its beauty and originality.
When night falls an intense aroma of barbecued meat and cheese lingers on the outskirts of town where dozens of vendors with their products delight the tourists, weary from a day of intense emotions.
While the festival is to end the snakes back in the warmth of their bags awaiting the moment when the serparo transmit them free.

 

Foto Vincenzo Finizio

 

Franca Nocera
Foto Vincenzo Finizio