Sei in: Cultura & Turismo » Arte » Gli abruzzesi Peppe Millanta e Remo Rapino guadagnano, in parità, il secondo posto al premio letterario del CONI dedicato al Racconto Sportivo
25/10/2016, 13:47

Gli abruzzesi Peppe Millanta e Remo Rapino guadagnano, in parità, il secondo posto al premio letterario del CONI dedicato al Racconto Sportivo

Il premio letterario del CONI, giunto alla sua 45esima edizione, ha visto, quest’anno, aggiudicarsi il secondo posto a due autori abruzzesi Peppe Millanta di Francavilla al Mare e Remo Rapino di Casalanguida con due racconti rispettivamente ‘Rukelie’ e ‘Quella volta che Francisco non gridò Estoy’

La giuria, presieduta da Gianni Letta, ha assegnato il primo premio all'ex calciatore della Roma Pedro Waldemar Manfredini e nella sezione dedicata alla produzione letteraria di contenuto sportivo si è aggiudicato il prestigioso premio Federico Buffa, con "L'ultima estate di Berlino" edito da Rizzoli.

La cerimonia di premiazione avverrà il 28 novembre alle ore 12 nel Salone d'Onore del CONI, presso il Foro Italico di Roma, alla presenza del presidente Giovanni Malagò e del presidente di giuria Gianni Letta.  

**********

“Nessuno può colpire duro come fa la vita. Perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti! Così sei un vincente!”.    Rocky Balboa a suo figlio Robert, ma non è quello che accadde a Rukelie

**********

Rukelie - Il pugile sinti (zingaro) Johan Trollmann, che morì nei campi di sterminio nazisti nel '43. Aveva vinto anni prima il titolo di campione di Germania, ma la Federazione tedesca con un cavillo gli ritirò il premio. Lui per tutta risposta andò al suo ultimo incontro con i capelli tinti di biondo e con il borotalco sulla pelle per simulare e dileggiare le teorie sulla razza ariana. Fu sconfitto senza tirare nemmeno un pugno, e mandato sul fronte a combattere. Richiamato dal fronte, fu sterilizzato e mandato in un campo di detenzione, dove ebbe la sfortuna di essere riconosciuto da una SS (ex arbitro di pugilato), e fu costretto a dei combattimenti clandestini con i tedeschi nonostante fosse ridotto a pelle e ossa. Evitava di vincere per evitare punizioni, fino a quando non decise di essere di esempio per gli altri detenuti e sconfisse un kapò, umiliandolo davanti a tutti. Il kapò ci mise poco a vendicarsi, uccidendolo a bastonate.

E' una delle 500 mila vittime del Porajmos, lo sterminio degli zingari in Europa. Qualche anno fa la federazione tedesca ha riconsegnato la fascia di campione di Germania alla famiglia.

 

 

 

 

redazione